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	<title>Visto, Fatto e Preso</title>
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	<description>Diario recensivo di Arti Visive (principalmente), Avventure (qualcuna) ed Acquisti (non molti)</description>
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		<title>&#8220;Vampire knight&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jul 2011 16:22:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nihon Comix]]></category>

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		<description><![CDATA[Una volta, su consiglio di terzi, lessi il primo numero di Vampire Knight. Risposi così a chi mi aveva detto di provare&#8230; Anzitutto, i protagonisti. La loro caratterizzazione è inesistente: non sono altro che la pedissequa messa in scena dello stereotipo del cosiddetto &#8220;bel tenebroso&#8221;. Sono fortissimi, bellissimi, intelligentissimi, non hanno paura di nulla. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta, su consiglio di terzi, lessi il primo numero di Vampire Knight. Risposi così a chi mi aveva detto di provare&#8230; <span id="more-935"></span></p>
<p>Anzitutto, i protagonisti. La loro caratterizzazione è inesistente: non sono altro che la pedissequa messa in scena dello stereotipo del cosiddetto &#8220;bel tenebroso&#8221;. Sono fortissimi, bellissimi, intelligentissimi, non hanno paura di nulla.</p>
<p>La perfezione nella sua massima banalità espressiva.</p>
<p>In secondo luogo, Yuki, è un personaggio inutile. Ok, svolge l&#8217;incarico di guardiana (incarico che in realtà chiunque potrebbe interpretare) ma ai fini della narrazione il suo ruolo e la sua sua caratterizzazione sono del tutto indifferenti. Ovviamente costei diventerà l&#8217;oggetto della contesa d&#8217;amore dei due ribaldi giovani, ma così renderà la trama ancor più scontata di quanto già non sia.</p>
<p>E ci sono anche altre cose che non hanno senso:</p>
<p>- La pistola di Zero: inutile ed inverosimile. Ma tu daresti mai una pistola ad un 17enne pronto a farsi giustizia (e vendetta) da solo?</p>
<p>- L&#8217;ambientazione fa acqua da tutte le parti; come giustamente osservato, il fatto che le due classi non si incontrino mai contraddice clamorosamente il principio della trama &#8220;creeremo convivenza tra uomini e vampiri&#8221;.</p>
<p>Non mi sembra proprio il modo giusto per cominciare, e siamo solo al primo numero…</p>
]]></content:encoded>
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		<title>FANTASCIENZA MANGA</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 19:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nihon Animation]]></category>
		<category><![CDATA[Nihon Comix]]></category>
		<category><![CDATA[Projects]]></category>

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		<description><![CDATA[Firenze, 15 Giugno 2011 Note dell’autore Quando alcuni anni fa iniziai a scrivere Fantascienza Manga, la prima parte almeno, quella dedicata a Tezuka, non avevo la minima idea delle proporzioni del progetto nel quale mi stavo imbarcando. Detto in parole povere, c&#8217;erano un po&#8217; di manga che mi piacevano, che mi erano sempre piaciuti da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Firenze, 15 Giugno 2011<br />
Note dell’autore<br />
<span id="more-922"></span></p>
<p>Quando alcuni anni fa iniziai a scrivere Fantascienza Manga, la prima parte almeno, quella dedicata a Tezuka, non avevo la minima idea delle proporzioni del progetto nel quale mi stavo imbarcando. Detto in parole povere, c&#8217;erano un po&#8217; di manga che mi piacevano, che mi erano sempre piaciuti da quando avevo iniziato a leggere fumetti giapponesi, e per ciascuno di essi c&#8217;erano alcune cose che reputavo potenzialmente interessanti da comunicare anche ai fruitori del Notiziario GAF (illuso che ero). Tanto bastava per convincermi a stendere alcuni pezzi trattando di manga che avevano in comune il tema della fantascienza. Decisi pertanto di dare un taglio cronologico al tutto e di raccogliere il materiale in quelli che reputavo al massimo un paio di articoli. Ancora una volta, illuso che ero.<br />
Via via che organizzavo il materiale, anche grazie al consistente ausilio di internet, nuove scoperte arricchivano progressivamente il mio stesso bagaglio culturale ed il numero di informazioni che reputavo d&#8217;interesse non solo per me, ma anche per il mio pubblico, aumentava.<br />
Come spesso accade in circostanze di questo genere, oltre al volume delle informazioni in sè, cresceva anche il numero di citazioni che ritenevo opportuno inserire. &#8220;Non posso non parlare di&#8230;&#8221;. Ed ancor più, valutando il progetto con altre persone, la frase &#8220;Hai dimenticato di far cenno a&#8230;&#8221; era sempre più frequente.<br />
Da due articoli siamo così passati a quattro, poi a sette, quindi arrotondato ad otto.<br />
E nonostante tutto, il livello di dettaglio è appena sufficiente: i grandi maestri della fantascienza come Tezuka, Ishinomori e Reiji sono correttamente introdotti, ma certamente non godono dell&#8217;approfondimento degno della portata delle loro innovazioni e della loro sconfinata capacità artistica. Dall&#8217;altra parte, mancano nomi eccellenti di opere come Macross o di artisti come Haruhiko Mikimoto, ed altri grandi assenti sono i protagonisti della fantascienza anni 2000, in particolare Hiroki Endo ed il suo Eden, e Mohiro Kito, con i magnifici Narutaru e Bokurano.<br />
Grande attenzione è stata invece dedicata ad Evangelion, da sempre l&#8217;opera che gode del mio maggior favore. Poichè in Fantascienza Manga sono presenti alcuni rimandi a quest&#8217;opera, ho deciso di integrare la raccolta con la trattazione della celeberrima serie di Hideaki Anno. Benchè inseriti in coda al volume, i tre articoli dedicati ad Evangelion sono tuttavia precedenti alla serie Fantascienza Manga e questo spiega alcune inevitabili incongruenze di ordine temporale riscontrabili nella lettura della stessa. A causa dell&#8217;anzianità della prima stesura, la serie di articoli dedicata ad Evangelion è quella che inoltre ha posto le maggiori difficoltà nell&#8217;opera di revisione. Tutti gli undici pezzi, com’è ovvio, sono stati infatti ripresi in mano e riassettati: i due Errata Corrige sono stati eliminati ed il testo modificato di conseguenza, il layout è stato reso più coerente e la scrittura più fluida. In un paio di casi si è proceduto ad una nuova impaginazione del testo e delle immagini. Per Evangelion, tuttavia, ciò non è stato ritenuto sufficiente. Vuoi per l&#8217;ambizione di voler trasmettere al meglio nei confronti del lettore il valore che il sottoscritto attribuisce a tale opera, vuoi per il desiderio di correggere drasticamente uno stile espositivo che nel 2003 era ancora molto acerbo (per usare un eufemismo), gli articoli attinenti Eva sono stati quasi interamente riscritti o pesantemente ricompilati.<br />
Resta infine la cronologia di Yukinobu Hoshino, autore dalle insindacabili doti artistiche, ma decisamente poco noto al grande pubblico, come dimostra la scarsa quantità di informazioni reperibili in rete relative a questo mangaka. Con il passare del tempo ciò ha comportato difficoltà sempre maggiori nel tenere ordinata ed aggiornata la cronologia, fino alla sofferta decisione di non integrarla nel presente volume.<br />
Concludo con i ringraziamenti, che vanno a tutti i partecipanti alle riunioni del GAF del Giovedì sera, persone con le quali ho modo di esprimermi e confrontarmi, ed in special modo a Giuliano Gori, la cui insistente caparbietà ed inesauribile curiosità sono state in grado di spronarmi opportunamente nell&#8217;opera di revisione del materiale e di omogenea riorganizzazione del tutto.<br />
Buona lettura,</p>
<p>Alberto Landini,<br />
consigliere e Vicepresidente aggiunto del<br />
GAF Firenze &#8211; Gruppo Amici del Fumetto.</p>
<table style="width:auto;">
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/guJ54WiLfvAuI4GWhyTx-N76guY1VtmUgwS3SXj1zpM?feat=embedwebsite"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/-fqmaKQCXEr8/TfkMTDwvzJI/AAAAAAAAATw/tzlYZGryjz8/s640/copertina.jpg" height="846" width="600" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family:arial,sans-serif; font-size:11px; text-align:right">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/Gaf?authkey=Gv1sRgCJiDyfTe346RswE&#038;feat=embedwebsite">Gaf</a></td>
</tr>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>Safety first</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 21:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acquisti]]></category>
		<category><![CDATA[Engines]]></category>

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		<description><![CDATA[Cosa vuol dire &#8220;mi piacciono le moto&#8221;? Che dedico attenzioni e cura ad ogni aspetto della sfera attinente le due ruote. Vuol dire, in primo luogo, avere la convinzione che mettere a terra i cavalli su due ruote rappresenti la cosa più divertente che esista. E una delle due esperienze più belle della vita. Vuol [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa vuol dire &#8220;mi piacciono le moto&#8221;?<br />
Che dedico attenzioni e cura ad ogni aspetto della sfera attinente le due ruote. <span id="more-893"></span></p>
<p>Vuol dire, in primo luogo, avere la convinzione che mettere a terra i cavalli su due ruote rappresenti la cosa più divertente che esista. E una delle due esperienze più belle della vita.</p>
<p>Vuol dire impegnarsi nel migliorare la tecnica di guida ad ogni uscita.</p>
<p>Vuol dire avere uno strumento per socializzare e con il quale condividere o far conoscere il Vero Divertimento.</p>
<p>Vuol dire interessarsi agli aspetti meccanici attinenti, imparare a fare manutenzione e sapersi prendere cura di un oggetto, e vuol dire seguire una cosa che si chiama progresso ed evoluzione ingegneristica.</p>
<p>Vuol dire seguire ed interessarsi alle discipline sportive attinenti.</p>
<p>Significa trovare l&#8217;equilibrio tra la ragione ed il sentimento: la sicurezza e l&#8217;animo sguaiato. E spingere al massimo su entrambi gli aspetti.</p>
<p>L&#8217;altra settimana, con il Diavolo, ho dato fondo al mio animo sguaiato. Ma a proteggermi, tralasciando la non troppo esigua quantità di km di esperienza che mi porto dietro, c&#8217;era una lunga serie di accorgimenti tecnici.<br />
Ad inizio stagione un solo pensiero mi passava per la testa: &#8220;ora basta giocare&#8221;. Era solo un modo per dire che, se da una parte le gomme vecchie non andavano più bene, nemmeno il giacchetto Spidi era più sufficiente: se dovevo imparare a mettere il ginocchio a terra, volevo farlo strisciando sull&#8217;asfalto una bella saponetta.<br />
E così ho promosso il mio status di motociclista, orientandolo verso lo sportivo, narcisista, ma assolutamente attento alla sicurezza.</p>
<p></br><br />
- Tuta completa Spyke Blaster RAC non scomponibile.<br />
Nera ma non troppo, visto che è molto ricca di inserti grigi. Anche cambiando moto e colore della stessa, la tuta sarà sempre compatibile!</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<center></p>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/BJt10nYQZRQT_70e6W5NDrWdBZoaBSVQj04KpYn3Nls?feat=embedwebsite"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Tc2YjZBnEBI/AAAAAAAAATU/l4DyqpyX_5Y/s640/Tuta%20Spyke.png" alt="" width="305" height="640"/></a></td>
</tr>
<p></center></p>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/SafetyFirst?authkey=Gv1sRgCMCkzJCgn4yTcw&amp;feat=embedwebsite">Safety First</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></br></br><br />
- Paraschiena Dainese Wave con protezione scapole.<br />
Quanto di più sicuro e protettivo offerto dal mercato. Di colore nero, contrariamente all&#8217;immagine. Non che faccia differenza, visto che si veste al di sotto della tuta.</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/0VWKozWR0BqyJyWVKXnnfbWdBZoaBSVQj04KpYn3Nls?feat=embedwebsite"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Tc2Mh_0aIUI/AAAAAAAAASk/yxzXPdb2RBo/s400/Paraschiena.png" alt="" width="343" height="400" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/SafetyFirst?authkey=Gv1sRgCMCkzJCgn4yTcw&amp;feat=embedwebsite">Safety First</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></br></br><br />
- Guanti Dainese Carbon cover.<br />
Neri, in pelle, con protezioni rinforzate sulla nocche. Stanno bene con il resto.</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/cXo6ebe3k7g31wVZVrQRtbWdBZoaBSVQj04KpYn3Nls?feat=embedwebsite"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Tc2Mg9v2QQI/AAAAAAAAASc/cEGP1H0Skko/s400/Guanti.png" alt="" width="384" height="400" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/SafetyFirst?authkey=Gv1sRgCMCkzJCgn4yTcw&amp;feat=embedwebsite">Safety First</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></br></br><br />
- Stivali Dainese ST TRQ-RACE OUT AIR (antani?).<br />
Esteticamente mi piacciono alla follia. Avrei preferito che la protezione dal cambio fosse più estesa: a causa dei passaggi di marcia più improvvisati, mi sto pian piano mangiando il puntale sinistro. Un vero peccato.</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/KisiiWAYWSy3Qn7kCDaUkrWdBZoaBSVQj04KpYn3Nls?feat=embedwebsite"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Tc2MiY7wDFI/AAAAAAAAASo/RyFoIk_Usr0/s400/Stivali.png" alt="" width="336" height="400" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/SafetyFirst?authkey=Gv1sRgCMCkzJCgn4yTcw&amp;feat=embedwebsite">Safety First</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></br></br><br />
- Casco AXO Raptor.<br />
Non è cambiato rispetto a prima. Blu come la moto, ma l&#8217;immagine si riferisce ad un nuovo modello.</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/xi6YczUozV45el49XqdnnbWdBZoaBSVQj04KpYn3Nls?feat=embedwebsite"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Tc2WZSvjfCI/AAAAAAAAATM/ou5VSLacgx4/s400/Axo.png" alt="" width="334" height="400" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/SafetyFirst?authkey=Gv1sRgCMCkzJCgn4yTcw&amp;feat=embedwebsite">Safety First</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></br></br><br />
- Bandana Dainese.<br />
Un caro ricordo, da sfoggiare ed esibire, più che una reale necessità. Ripara il collo, in parte. Dovrei tagliarne e buttarne una metà, ma dopo coprirebbe ancora meno.</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/bRjknm1xPzNoAHuj0zQTG7WdBZoaBSVQj04KpYn3Nls?feat=embedwebsite"><img src="https://lh5.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Tc2WXIx_hBI/AAAAAAAAATE/GjewatR-_I8/s800/bandana.jpg" alt="" width="242" height="163" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/SafetyFirst?authkey=Gv1sRgCMCkzJCgn4yTcw&amp;feat=embedwebsite">Safety First</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p></br></br><br />
- Occhiali AREO.<br />
Hanno le lenti intercambiabili: scure per quando c&#8217;è sole, trasparenti per quando fa freddo ed è necessario tenere la visiera del casco aperta, previo appannamento. La montatura, però, è rossa (e con il casco blu non va proprio a nozze).</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/SBrzLFkKvQ1s84n647M2FbWdBZoaBSVQj04KpYn3Nls?feat=embedwebsite"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Tc2WXOkic8I/AAAAAAAAATI/vkom8qQYrIw/s288/Areo.png" alt="" width="288" height="143" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/SafetyFirst?authkey=Gv1sRgCMCkzJCgn4yTcw&amp;feat=embedwebsite">Safety First</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>Più duro della Dorsoduro &#8211; Il Diavolo</title>
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		<pubDate>Tue, 10 May 2011 19:43:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avventure]]></category>

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		<description><![CDATA[Quali sono gli ingredienti per farsi male? Non farsi &#8220;del&#8221; male. Proprio &#8220;farsi male&#8221;. Fisicamente. Un animo sguaiato ed una Dorsoduro 1200. Per una mezzoretta ho messo insieme le due cose: mi meraviglio di essere sopravvissuto… D&#8217;altro canto, se non ti può ammazzare non è divertente, e la motardona Aprilia è quantomeno mortale. Cioè un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quali sono gli ingredienti per farsi male? Non farsi &#8220;del&#8221; male. Proprio &#8220;farsi male&#8221;. Fisicamente.<br />
Un animo sguaiato ed una Dorsoduro 1200.<br />
Per una mezzoretta ho messo insieme le due cose: mi meraviglio di essere sopravvissuto… <span id="more-881"></span><br />
D&#8217;altro canto, se non ti può ammazzare non è divertente, e la motardona Aprilia è quantomeno mortale. Cioè un vero spasso.</p>
<p>In modalità Sport, l&#8217;erogazione strappa le braccia. Nientemeno. Bastano due curve ed un rettilineo ed il pilota inizia ad ansimare per l&#8217;affaticamento (o per il vero brivido). Comandare lo sterzo e non rimanerne passivamente aggrappati è un&#8217;impresa titanica, tale è la brutalità con la quale vengono sprigionati i cavalli. Nelle prime tre marce l&#8217;avantreno si alleggerisce con una facilità sconvolgente ed ogni accelerata a moto fuori asse restituisce sbacchettamenti al manubrio anche di una certa violenza. L&#8217;intervento del controllo di trazione (tarato sul settaggio più libertino) è sostanzialmente impercettibile, a discapito del lampeggio frenetico della spia, che si protrae per l&#8217;80% del tempo speso in sella.<br />
Ai ritmi da invasato restituiti da questo Diavolo, anche la semplice azione di chiudere il gas diventa problematica: pensare di lasciare la manopola destra per sfruttare il ritorno della molla -e rimanere così senza appigli- è pura follia, tuttavia l&#8217;inerzia di ogni accelerata trascina il corpo del conducente fino a costringerlo ad aprire ulteriormente, piuttosto che chiudere. In questo circolo vizioso, i rettilinei si esauriscono alla velocità della luce e frenare costituisce solo un ridicolo palliativo. La vera sfida comincia proprio in quel momento: si tratta di trovare il sangue freddo di imporsi sulla manopola, con il dovere di zittire una cavalleria che in poche decine di metri proietta a velocità da disintegrazione istantanea della patente e da sbriciolamento del corpo. Salvo poi riscatenarla fuori dalla curva successiva, il prima possibile. Perché il divertimento è tutto lì.</p>
<table style="width:auto;">
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/0Bx2KXCTmXtO6PKA7Qwfo9WvEOoV8HXjI7SYXrAzH1M?feat=embedwebsite"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/TcmUinl2fzI/AAAAAAAAASI/TV_MIExFsXQ/s640/aprilia-dorsoduro-1200-2011-test_16.jpg" height="560" width="600" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family:arial,sans-serif; font-size:11px; text-align:right">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/Moto?authkey=Gv1sRgCPq9yJ6HuYntKw&#038;feat=embedwebsite">Moto</a></td>
</tr>
</table>
<p>Ma il Diavolo fa le pentole, pur senza coperchi.<br />
L&#8217;ergonomia di bordo è discutibile: la sella è alta da terra ed ha una forma eccessivamente concava, il cambio deve essere violentato per accettare le marce e la frizione è molto solida. Il serbatoio tra le gambe è stretto, ma non come ci si aspetterebbe da una supermotard. Ciò non aiuta specialmente nel saltare da una curva ad una controcurva, dove entrano in gioco anche una massa non indifferente ed una ciclistica votata più alla stabilità che alla maneggevolezza. A basse velocità il comportamento è nettamente sottosterzante ed in curva l&#8217;angolo di piega limitato da un confine perentorio e non particolarmente lontano: sembra di guidare una grossa naked più che una supermotard. Mettere il piede a terra come con le supermotard tradizionali è di fatto inutile, meglio rimanere in carena con il ginocchio aperto e cercare così di girare tondi invece che spigolare.</p>
<table style="width:auto;">
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/c-2lJNRKD1ktbbYfgFUacdWvEOoV8HXjI7SYXrAzH1M?feat=embedwebsite"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/TcmUiiFrXbI/AAAAAAAAASM/_Wupw3rrk9o/s640/aprilia-dorsoduro-1200-2011-test_19.jpg" height="402" width="600" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family:arial,sans-serif; font-size:11px; text-align:right">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/Moto?authkey=Gv1sRgCPq9yJ6HuYntKw&#038;feat=embedwebsite">Moto</a></td>
</tr>
</table>
<p>Il verdetto?<br />
Ktm Vs Aprilia 1:0. Vince la 990 su tutti i fronti, dovendo cedere terreno solo dal punto di vista di qualche Kgm e di una certa dose di regolarità di funzionamento. Niente che un po&#8217; di sano pif paf non possa cancellare nel giro di due curve…</p>
<p>Una volta sceso di bordo mi sono tornate in mente le parole del ragazzo Aprilia: &#8220;quando ti sei abituato puoi provare a togliere il controllo di trazione&#8221;. Allorchè visualizzo la scena di Jeremy alla guida della Koenigsegg, al quale è stato a sua volta consigliato di provare a disinserire il TC da una tecnico della casa: &#8220;HE MUST BE JOKING!!!&#8221;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;oca giuliva con le Ali strappate</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 09:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una tastiera (o una penna). Non mi è mai servito altro: ho sempre avuto (pensato di avere) la capacità di incastrare due parole -rigorosamente scritte- e di far sembrare che accoppiate avessero un senso. E di farle sembrare carine, anche. Quando quelle due parole erano suffragate da una sfera complicata come quella sociale, intimista o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una tastiera (o una penna). Non mi è mai servito altro: ho sempre avuto (pensato di avere) la capacità di incastrare due parole -rigorosamente scritte- e di far sembrare che accoppiate avessero un senso. E di farle sembrare carine, anche. <span id="more-874"></span><br />
Quando quelle due parole erano suffragate da una sfera complicata come quella sociale, intimista o emotiva, nelle mie mani da carine diventavano anche magnifiche: une vera esplosione di retorica.<br />
Perché dire che una cosa è bella quando puoi dire che è semplicemente ed intensamente meravigliosa?<br />
I discorsi forbiti sono sempre stati la mia passione e ci ho costruito sopra tonnellate di comunicazioni scritte con altre persone. </p>
<p>O almeno, così ho pensato per parecchio tempo e per parecchio tempo mi sono portato dentro questa paura.<br />
Poi un paio di persone mi hanno fatto notare che alla fin fine una forma è solo una forma, e che l&#8217;essere magnifico di quelle due parole non conta un accidente. Conta che siano state scritte proprio loro, proprio quelle due parole stesse, perchè in quel momento erano per me la scelta migliore al fine di assecondare i miei pensieri. Punto e basta.</p>
<p>Bene, se quelle due persone hanno ragione (e chi lo sa?), sono a posto con la coscienza. Perché ho intenzione di riempire questo post di un nichilismo tale da far sembrare all&#8217;acqua di rose qualunque interpretazione vista finora del male di vivere. E di farlo dando fondo a qualunque forma di retorica io possa tirar fuori da me stesso. Perché se tanto uno deve sfogarsi, che almeno lo faccia per bene, nel modo e con i toni che preferisce e che sente essergli più congeniali. Davanti ad un bello schermo, magari, al riparo da un eventuale interlocutore che ti possa rispondere, e rinfacciarti tante belle cose che in cuor tuo sai già, e che da bravo masochista ti gongoli a rifrullare. E vediamo se il frutto di questo casino porta davvero un po&#8217; di quello che chiamano &#8220;esorcizzare&#8221;.</p>
<p>[Continua…]</p>
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		<title>Vero Divertimento</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 21:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avventure]]></category>
		<category><![CDATA[Engines]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;altra settimana sono stato al mare in moto, con la sorellina sulla sella del passeggero: siamo venuti giù da Volterra ad un ritmo micidiale. L&#8217;ho capito con un po&#8217; di ritardo, ma all&#8217;inizio la sorellina visualizzava nella mia SV una specie di Taxi. Ho dovuto spiegarle che prendere la Firenze-Pisa-Livorno era assolutamente fuori discussione. Tuttavia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altra settimana sono stato al mare in moto, con la sorellina sulla sella del passeggero: siamo venuti giù da Volterra ad un ritmo micidiale.<br />
<span id="more-861"></span><br />
L&#8217;ho capito con un po&#8217; di ritardo, ma all&#8217;inizio la sorellina visualizzava nella mia SV una specie di Taxi. Ho dovuto spiegarle che prendere la Firenze-Pisa-Livorno era assolutamente fuori discussione. Tuttavia, una volta arrivati al mare ha capito le mie ragioni, ed anche troppo bene: al ritorno non solo ha rifiutato un passaggio in macchina, ma è voluta tornare ancora per la Volterrana.</p>
<p>Era nell&#8217;aria che quest&#8217;anno sarebbe stato quello del cambiamento, per tante questione spiacevoli: la moto ferma, che dopo l&#8217;ennesimo letargo non vuole saperne di ripartire, gli ottomila tentativi per farla andare in moto, la mancata revisione ed il non superamento della stessa. Ma anche per tante circostanze positive: il desiderio ardente come non mai di salire in sella, l&#8217;acquisto di tuta completa, guanti, stivali, e la voglia di andare ad infastidire nientemeno che il toro che dorme (la 990).<br />
Ed infatti, dopo aver sciolto tutti questi nodi, ecco d&#8217;un tratto arrivare la consapevolezza che ogni cosa costruita fino a queste due ultime uscite, in cinque anni di Suzuki e 10.000 km di strada, è servita solo per prepararti a godere appieno di esse. E che prima non avevi nemmeno la seppur vaga idea di che valore avesse un giro in moto. Ma neanche di che valore avessero un paio di gomme nuove, che fanno la gran parte del lavoro sporco.</p>
<table style="width:auto;">
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/CpBmCCnskTR2CoRH3C3JWQi87rSBME_8ynXF9-AixhA?feat=embedwebsite"><img src="https://lh6.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Ta3o0yRZnrI/AAAAAAAAARc/mIn4Kas4YBI/s800/SV650R-logo.jpg" height="168" width="600" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family:arial,sans-serif; font-size:11px; text-align:right">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/Suzuki?authkey=Gv1sRgCOGn-qKeyIKiRQ&#038;feat=embedwebsite">Suzuki</a></td>
</tr>
</table>
<p>Giretto classico, quello del fine settimana: Croci di Calenzano, Passo della Futa, Passo della Raticosa, Passo del Gioco, Bilancino e ancora le Croci. 150 km circa di strada.<br />
Il tratto delle Croci è veramente divertente. Ci sono ottime curve, sia strette che più veloci, e la visibilità è discreta. Purtroppo c&#8217;è sempre traffico, un po&#8217; come sulla Bolognese. </p>
<p>Sul Passo della Futa il traffico, quello automobilistico almeno, scompare per una decina di curve. Ad un incrocio, e ad un semaforo rosso di lavori in corso, si forma invece una coda di moto come non ne ho mai viste prima: ci saranno almeno venti persone in tuta, ciascuna ferma con la folle innestata. Quando scatta il verde, lungo la strada si forma un lunghissimo serpentone che piega quasi esattamente in sincrono: sembra di vedere un&#8217;inquadratura del motomondiale. Dopo un paio di curve nel serpentone, mi rendo conto che sono troppo condizionato dal suo ritmo e dalle sue traiettorie. Ma io voglio fare da me: &#8220;visto che sarà difficile che riesca a superare tutti e a stare davanti ad una R1, meglio lasciarli andare&#8221;. Non ho idea della sorpresa che mi è riservata per fine giornata, e accosto su bordo strada. Quando il serpentone è andato, riprendo a salire lungo i tornanti per conto mio. Per strada incontro una Hornet che si sta arrampicando nella mia stessa direzione. Il suo ritmo non è proprio fermo, ma non sembra nemmeno troppo sicuro.<br />
La settimana scorsa, salendo verso Volterra abbiamo distanziato una Fazer 1000 all&#8217;andata ed una XT660 X al ritorno. Questa volta è il turno della Honda: al primo rettilineo che si presenta tiro la quarta e, dopo pochi metri, la Hornet non è già più nei miei specchietti.<br />
I numeri parlano chiaro: le Metzeler nuove, oltre a chiamare in causa una bella dose di sicurezza aggiuntiva, hanno alzato il mio ritmo di almeno 30 km/h.<br />
Però più avanzo più fa freddo: arriva un vento sempre più gelido che filtra persino attraverso la tuta, il casco si appanna ad ogni respiro ed i polpastrelli delle dita si irrigidiscono. Ma di diminuire il ritmo non se ne parla e una sosta non è lontanamente contemplata. Apro la visiera del casco di uno scatto e una lama di aria fredda mi arriva sul volto, ma è il prezzo da pagare per non guidare alla cieca.</p>
<p>Lungo la Raticosa la temperatura si fa fortunosamente più accettabile, ma il tratto viene bandito da ogni futura escursione: l&#8217;asfalto è in pessime condizioni, pieno di crepe, toppe e cosparso ovunque di brecciolino. Per arrivare a Firenzuola dovrò programmare un altro itinerario. Lasciato quest&#8217;ultimo paese nel giro di pochi secondi, mi ributto fra i tornanti del Giogo, dolci e seducenti come non mai. Qui un Divertimento ancora più Vero del solito ha inizio: sempre più in confidenza con la tenuta delle mie gomme, mi rendo conto di stare GUIDANDO per la prima volta. Che il pif-paf si sta veramente concretizzando sotto le mie ruote, curva dopo curva. Che imparare ad abbracciare il serbatoio ha avuto un senso. Che ho miliardi di km per maturare ulteriore esperienza, ma che metto in pratica tutto quello che so con naturalezza e disinvoltura. Che giro stretto e pulito come non mai, con traiettorie da Tetsuya Harada. Che avrei voglia di non fermarmi mai più. (Tranne che per andare in discoteca la sera stessa, ma questo è un altro discorso). </p>
<p>Infine, chiudo il giro ripercorrendo in senso inverso la strada dalla quale sono venuto. Lungo le Croci incontro nuovamente quella Hornet che un paio di ore fa stava salendo con me verso la Futa. E&#8217; in compagnia stavolta: dopo averla superata mi accorgo che ad aprirgli la strada c&#8217;è una R1 MY 2007. Un suo amico, probabilmente. Ringalluzzito dall&#8217;aver preso strada alla Hornet ancora una volta, valuto se andare a passare anche l&#8217;R1 non costringa a tirarmi troppo il collo.</p>
<p>E qui si apre una nuova dimensione.</p>
<table style="width:auto;">
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/WqTwKoogMcm-WisWljnpjtWvEOoV8HXjI7SYXrAzH1M?feat=embedwebsite"><img src="https://lh4.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/Ta3jXcKBpZI/AAAAAAAAARY/E-9icG_XoQI/s800/08YZFR1_red_3_6fa56f26.jpg" height="399" width="600" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family:arial,sans-serif; font-size:11px; text-align:right">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/Moto?authkey=Gv1sRgCPq9yJ6HuYntKw&#038;feat=embedwebsite">Moto</a></td>
</tr>
</table>
<p>Una YZF-R1 ha cavalli praticamente da ferma. E&#8217; una specie di Mostro della categoria Supersport, per dirla in termini più familiari. Superarla lungo un rettifilo è pura fantascienza, almeno per una SV. Ma in curva siamo tutti uguali: dalla RS 125, alla BMW S1000 RR. Quando vedo che mi mancano circa 100 cavalli per prendere strada alla Yamaha, mi attacco alla sua targa. Io so che in quel momento lui si accorge di me e che capisce alla perfezione cosa ho in mente. E la cosa gli piace da morire, lo gratifica alla follia. Da una curva all&#8217;altra inizia infatti a prendere traiettorie sempre più larghe e tonde, da manuale. Va giù in piega che è un piacere, sfrutta ogni singolo cm di gomma che può mettere a terra e asseconda il tutto con una postura in sella quantomeno perfetta. Si vede benissimo che non ha voglia di forzare, ma solo di concentrarsi sulla strada. Di esibirsi un po&#8217;, insomma, con misurata e composta sfacciataggine.<br />
Ma io non sono da meno e lui non deve insegnarmi niente: il mio obiettivo è la concentrazione sulla guida quanto lo è per lui. Perché anche io, adesso, so sfruttare ogni cm di asfalto e finalmente ho delle gomme che possono permettermi di mettere il ginocchio a terra. Posso girare tondo quanto voglio, toccare la linea di fine corsia, prendere la corda sulla mezzeria ed uscire di nuovo sulla striscia bianca, aspettando solo che arrivi un&#8217;altra curva, sulle cui strisce io possa nuovamente mettere le ruote. In piega i cavalli non servono a niente e le curve non fanno distinzione tra me e e lui: dove la R1 passa a 90 Km/h, io passo a 90 Km/h. Dove lui frena, io freno. Dove lui apre, io apro. Andiamo ad un ritmo esattamente sovrapponibile. Non è una sfida, io non devo dimostrare di essere più bello o bravo di lui, lui non deve dimostrare di avere 100 cavalli più di me. E&#8217; una passeggiata: io sto guidando, lui sta guidando. Io mi diverto, lui si diverte. C&#8217;è altro?<br />
Mi tornano in mente le parole di Fabietto: &#8220;I gusti non contano un caxxo&#8221;. Potenza, marca, interasse, alimentazione, aerodinamica e quant&#8217;altro sono solo amenità, conta solo il tuo spirito: prendere le curve con il ginocchio a terra.<br />
Quando arriviamo in cima alle Croci, vorrei lasciagli un gesto come per dire &#8220;Grazie di cuore, è stato un vero piacere&#8221;, ma il traffico improvviso ci divide nel giro di altre due curve. Quella R1 comparsa dal nulla scompare allo stesso modo. Ma mi ha lasciato un ricordo difficile da dimenticare, e senza nemmeno saperlo.<br />
Me ne torno a casa e per me ha importanza solo una cosa, esattamente come le mille volte precedenti: ripartire.</p>
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		<title>Ktm 990 Supermoto R Akra &#8211; Il MOSTRO</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 21:27:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di scrivere questo post ho preso un po&#8217; di sana razionalità giornalistica e ne ho fatto carta straccia. Ma chi l&#8217;ha guardata la strumentazione della 990? L&#8217;ergonomia? L&#8217;estetica? Il consumo? Il prezzo? A cosa servono valutazioni su questi fattori, quando dai gas ed inizi veramente a realizzare cosa significhi infrangere la barriera del suono? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di scrivere questo post ho preso un po&#8217; di sana razionalità giornalistica e ne ho fatto carta straccia.<br />
<span id="more-809"></span></p>
<p>Ma chi l&#8217;ha guardata la strumentazione della 990?<br />
L&#8217;ergonomia?<br />
L&#8217;estetica?<br />
Il consumo?<br />
Il prezzo?<br />
A cosa servono valutazioni su questi fattori, quando dai gas ed inizi veramente a realizzare cosa significhi infrangere la barriera del suono?</p>
<p>Vale una sola considerazione: la 990 è veramente il Mostro che dicono che sia.</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/qgDtw-Uh1ld0BIuljnbVYdWvEOoV8HXjI7SYXrAzH1M?feat=embedwebsite"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/TaNNYIBftEI/AAAAAAAAAQo/23rclaT1lnE/s640/ktm_990_supermoto-r_01.jpg" alt="" width="600" height="450" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/Moto?authkey=Gv1sRgCPq9yJ6HuYntKw&amp;feat=embedwebsite">Moto</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Perché quando apri l&#8217;acceleratore si spalancano davvero le porte dell&#8217;Inferno: il twin Ktm scarica cavalli con una veemenza quantomeno inusitata. Fin dai primi metri, fin dai primissimi giri motore. Ancora prima: nel solo gesto di lasciare la frizione. La corsa della leva è cortissima, il cambio non da meno, ed entrambi i comandi rispondono con una morbidezza inverosimile: farebbero da sè se potessero, al conducente è lasciato solo l&#8217;onere di tenere -ben stretto- il manubrio. Perché la velocità aumenta con un certo ritmo, dove la formula &#8220;un certo&#8221; costituisce un eufemismo quantomeno minimalista. A quel punto i km/h non hanno più senso (mai avuto la lontana idea di guardare il tachimetro): sono le distanze davanti alla ruota, che si riducono sempre più velocemente, a costituire il vero problema. Un problema non da poco, perché vanno valutate sempre più rapidamente e con crescente freddezza. Croce o delizia? Atroce difetto o sublime piacere? Ai posteri. Non da meno i riferimenti laterali, quelli lungo i contorni destro e sinistro del casco, che schizzano via ad un ritmo sempre più frenetico.</p>
<p>A memoria, l&#8217;erogazione non è brusca e scattante come sulla Dorsoduro in modalità Sport, ma la quantità di Kgm sprigionata dalla 990 fa sembrare la motard Aprilia un vespino smarmittato. Ovvio che il confronto ha senso fino ad un certo punto, ma i dati di fatto non cambiano: con la Dorsoduro non si stacca la ruota anteriore da terra semplicemente chiedendo verve. Con il mostro sì -ho avuto la fortuna di esserne testimone- e probabilmente c&#8217;è motore per scherzetti del genere anche in terza. Il vero brivido è chiedersi cosa possa accadere in caso di asfalto non perfetto, con buche, avvallamenti o tombini. O, ancora peggio, a centro curva. Sempre per esperienza, posso però testimoniare che gomme e ciclistica fanno (hanno fatto) un gran lavoro per tenere in strada sbacchettamenti allo sterzo causati da una mano magari un po&#8217; troppo spavalda. Infine, che le pinze dei freni siano ad attacco radiale, neanche a dirlo, si sente lontano un miglio, nel senso che i brembo di serie sono in grado di arrestare tanto impeto con altrettanta decisione ed un&#8217;ottima prontezza.</p>
<p>Ci sarebbe anche da dire che la 990 è pure leggerissima e veramente svelta, sia in curva che in discesa in piega, eppure, per una volta in sella, ammetto di aver gioito del solo piacere di tenere il toro per le corna lungo quelli che in altre circostanze sarebbero stati dei noiosissimi rettilinei.<br />
Certo che a ripensarci, venir sparati fuori dalle curve in monoruota con un mostro del genere tra le gambe suona veramente allettante…</p>
<table style="width: auto;">
<tbody>
<tr>
<td><a href="https://picasaweb.google.com/lh/photo/CygN_8OoJpSTm-QKNmk-V9WvEOoV8HXjI7SYXrAzH1M?feat=embedwebsite"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/_9vXkWVdEyn0/TaNNZ2wMQCI/AAAAAAAAAQs/mq_HPRhOcFQ/s640/KTM_990SMR_left.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></td>
</tr>
<tr>
<td style="font-family: arial,sans-serif; font-size: 11px; text-align: right;">Da <a href="https://picasaweb.google.com/landini.alberto/Moto?authkey=Gv1sRgCPq9yJ6HuYntKw&amp;feat=embedwebsite">Moto</a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>(Che poi una 990 costa 12.000 euro o giù di lì, ma lo sguardo di un vecchietto al semoforo, vecchietto che si volta perchè uno si sta sbellicando sotto il casco per l&#8217;estasi, non ha proprio prezzo&#8230;).</p>
<p><object width= "575" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/X-hSR5ZbuLQ&#038;autoplay=1&#038;rel=0&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999&#038;border=0&#038;loop=0"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/X-hSR5ZbuLQ&#038;autoplay=1&#038;rel=0&#038;fs=1&#038;color1=0x3a3a3a&#038;color2=0x999999&#038;border=0&#038;loop=0" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="575" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Io e RG-Veda</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 22:40:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nihon Comix]]></category>

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		<description><![CDATA[&#60;&#60;Distruzione e carneficina. La morte totale. Ciò che desidero sono il nulla e la quiete eterni.&#62;&#62; &#60;&#60;Il destino scritto nelle stelle è uno solo, così come le parole che lo narrano. C&#8217;è chi prova a spezzare il suo incantesimo a cui nessuno può opporsi e chi lo accetta. Io resterò a guardare quale sarà l&#8217;epilogio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&lt;&lt;Distruzione e carneficina. La morte totale. Ciò che desidero sono il nulla e la quiete eterni.&gt;&gt; <span id="more-802"></span></p>
<p>&lt;&lt;Il destino scritto nelle stelle è uno solo, così come le parole che lo narrano. C&#8217;è chi prova a spezzare il suo incantesimo a cui nessuno può opporsi e chi lo accetta. Io resterò a guardare quale sarà l&#8217;epilogio del cammino delle stelle.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Nonostante non voglia vedere le tue lacrime non faccio altro che farti soffrire e piangere. Per questo sono stato punito. Tutto qui. Tu sei il mio fiore. Eri un fiore irraggiungibile, ma io quel fiore lo volevo. A tutti i costi. E così l&#8217;ho strappato. Ferendolo. Volevo solo averti accanto. Era quello il mio unico desiderio.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Beata ingenua. Non hai idea di cosa ha fatto tuo padre. Tuo padre, in virtù del fatto di essere riuscito a dare vita ad un regno di pace era amato dalla gente come il più grande imperatore di tutti i tempi. Però, dietro quella facciata, aveva commesso un atto indegno persino per un dio decaduto.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Non me ne importa niente del mondo celeste. Io ho vissuto solo per una promessa fatta tanto tempo fa. Pur di mantenere quella promessa non importa se dovrò vedere migliaia di lacrime o se dovrò lasciarmi alle spalle una montagna di milioni di cadaveri.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Le sei stelle annienteranno il cielo, ovvero questo mondo celeste. Dopodichè con l&#8217;ardente fiamma ridurrò in cenere tutti i mali. Ovvero tutto ciò che &#8220;per me è un male&#8221;. Ciò che desidero è la distruzione totale. Con sangue e fiamme tingerò di rosso il mondo celeste.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Io non sono come i miei predecessori, che apponendo dei sigilli sul proprio corpo si sono lasciati assoggettare dagli imperatori. Io sono il vero Ashura, non mi lascio assoggettare nè sigillare da nessuno.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Perchè fai quella faccia? Tu che nemmeno quando hai assistito alla morte di tuo padre hai mostrato il minimo segno di turbamento?<br />
Perchè Soma è l&#8217;unica persona che abbia mai amato.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Questo è l&#8217;uomo più forte del mondo celeste. In questo momento è lui il più forte. Non sopporto le persone deboli. Vivrò insieme soltanto alle persone forti.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Ti amo.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Restare soli in un mondo senza chi si ama è un dolore insopportabile.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Ciò che è scritto nelle stelle non può essere cambiato?<br />
No.<br />
Da nessuno?<br />
No.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Ascolta, se l&#8217;unica cosa che di caro hai al mondo fosse qualcosa che porta sventura cosa faresti?<br />
La proteggerei. Le tenderei le mani e la proteggerei finchè ho vita.<br />
Allora diventa forte per ciò che ti è caro, per proteggere la stella del tuo destino che un giorno incontrerai.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Se è per ottenere ciò che voglio, sono pronto a spostare persino le stelle.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Cos&#8217;è che vuoi?<br />
Voglio te.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Questo terzo occhio è il castigo per aver commesso un atto indegno persino per un demone.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Lasciami morire.<br />
Mi sono stancato di vedere persone morirmi davanti agli occhi.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Nessuno può sottrarsi al proprio fato. Per questo volevo vedere i sentimenti, i legami tra le persone cambiare l&#8217;orbita delle stelle con questi miei occhi. &gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Noi però non dimenticheremo.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Inoltre Ashura mi ha dimostrato che non esistono bambini inutili. Questo mi basta.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Sacrificherò il sangue dei profeti che scorre nelle mie vene affinchè si compia un nuovo miracolo.&gt;&gt;</p>
<p>&lt;&lt;Sono tutti morti. Per colpa mia.<br />
Nonostante tutto tu hai continuato a vivere per la nostra promessa. Io ho bisogno di te. E&#8217; proprio perchè ci sei tu che io posso continuare a vivere. Fino alla fine dei nostri giorni.&gt;&gt;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>111 modi per convincere una gallina a fare un uovo</title>
		<link>http://landini.gaf-firenze.it/wordpress/?p=755</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 11:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Funwriting]]></category>

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		<description><![CDATA[Per la serie: &#8220;Certe cose non muoiono mai&#8221;. Sapete cosa si intende per brainstorming? 1) Le faccio bere un Red Bull. 2) Facendole prendere un spavento sensazionale. 3) Mostrandole in prima persona come si fa un uovo. 4) Minacciandola di finire in padella. 5) Tramite ipnosi. 6) Mettendola insieme ad altre galline un po&#8217; più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la serie: &#8220;Certe cose non muoiono mai&#8221;.<br />
<span id="more-755"></span></p>
<p>Sapete cosa si intende per brainstorming?</p>
<p>1) Le faccio bere un Red Bull.<br />
2) Facendole prendere un spavento sensazionale.<br />
3) Mostrandole in prima persona come si fa un uovo.<br />
4) Minacciandola di finire in padella.<br />
5) Tramite ipnosi.<br />
6) Mettendola insieme ad altre galline un po&#8217; più motivate.<br />
7) Facendole vedere in televisione il Film Chicken Run, Galline in fuga.<br />
8 ) Strizzandola forte, e sperando che l&#8217;uovo esca.<br />
9) Facendole il solletico sotto le zampe.<br />
10) Tramite un messaggio subliminale in televisione.<br />
11) Dandole un paio di cuffie, un walkman e la sua musica preferita.<br />
12) Promettendole una pollaio extralusso.<br />
14) Se non mi fai quest&#8217;uovo RATATATAT a te, e a tutta la tu&#8217; famiglia.<br />
15) Facendo corteggiare la Gallina da un Gallo molto Macho.<br />
16) Portando la gallina fare un giro in moto alla velocità di 300 km/h.<br />
17) Usandola come freccia, in stile &#8220;Hot Shots II&#8221;.<br />
18) Rivoltandola due volte su se stessa come fosse un calzino.<br />
19) Facendole covare accanto uno struzzo.<br />
20) Tirandole una secchiata d&#8217;acqua fredda.<br />
21) Citandole il codice civile, oppure la costituzione italiana.<br />
22) Trasformandola in una cybergallina.<br />
23) Facendo comparire il fantasma del sua defunta gallina madre.<br />
24) Promettendole una scorta di granoturco a vita.<br />
25) Rassicurandola sul fatto che il suo uovo non diventerà una frittata.<br />
26) Facendole bere una DISCRETA quantità di alcolici.<br />
27) Infilandola in una un vasca con idromassaggio e qualunque altro tipo di comfort.<br />
28) Promettendole di farle incontrare il gallo verde della Kellogg&#8217;s.<br />
29) Regalandole un paio di occhiali che correggano la sua miopia.<br />
30) A questo punto anche togliendole il prosciutto dagli occhi&#8230;<br />
31) Facendola navigare in Internet.<br />
32) Accompagnandola a giro per il mondo per osservare come le galline internazionali facciano le uova.<br />
33) Pop Corn invece che mais, d&#8217;ora in poi.<br />
34) Portandola alla scuola per essere brave galline.<br />
35) Facendole un&#8217;iniezione di Viagra per galline.<br />
36) Aspettando che gli Alieni la rapiscano e la riportino.<br />
37) Incriminandola di inadempienza e procedendo giuridicamente.<br />
38) Presentando la Gallina al Dottor Dolittle, il quale non avrà problemi a convincerla.<br />
39) Facendole provare l&#8217;ebrezza del volo tramite deltaplano (è o non un uccello?).<br />
40) Imponendole di leggere Guerra e Pace.<br />
41) Spennandola piuma dopo piuma.<br />
42) Mettendola un po&#8217; di tempo in frigorifero.<br />
43) Insegnandole a fare un po&#8217; di sollevamento pesi giornaliero.<br />
44) Comprandole il modello di cellulare che le interessa veramente.<br />
45) Andando avanti nel tempo per conoscere la tanto attesa progenie.<br />
46) Scritturandola per una grande parte in un film in stile Babe.<br />
47) Facendo finta di essere altamente offesi con lei. O anche non fingendo.<br />
48) Eliminando la gallina e comprandosene una un po&#8217; più motivata.<br />
49) Hey Huston, abbiamo un problema&#8230; la gallina non fa l&#8217;uovo&#8230;<br />
50) Organizzando una cena a lume di candela e un ballo di gala (gallina).<br />
51) Usandola come arma segreta in una serata al bowling con gli amici.<br />
52) Dandole sempre notizie sui suoi titoli azionari in borsa.<br />
53) Ricordandole che la vita è breve&#8230; e la pazienza pure&#8230;<br />
54) Portando ai parchi pubblici tutti i pulcini delle altre galline.<br />
54) Togliendo una volta per tutte quell&#8217;insegna luminosa al di fuori del pollaio &#8220;Club Galline Allagrange&#8221;.<br />
55) Cercando di educarla ai programmi che guarda in televisione.<br />
56) Giocandoci a tombola o a bingo e chiamando anche tutte le altre galline.<br />
57) Erigendole una statua di marmo alta 27 metri.<br />
58) Proponendole di fare un corso di sub o di apnea ed iscrivendola immediatamente.<br />
59) Provando a riscrivere tutto il suo albero genealogico, dai tempi dell&#8217;arca di Noè, e mostrandoglielo con ipotetica progenie.<br />
60) Sussurrandole all&#8217;orecchio che in effetti i dinosauri le sono imparentati.<br />
61) Facendole fare un quadro da Botero.<br />
62) &#8216;Ived eraf l&#8217;ovou&#8217;.<br />
63) Simulando un&#8217;aggressione notturna da parte di un lupo mannaro.<br />
64) Mettendola in un acceleratore di particelle e poi ricomponendola.<br />
65) Scattandole una fotografia con un uovo altrui e mettendola nel suo album dei ricordi.<br />
66) Facendole frequentare un corso di Giapponese supercompresso.<br />
67) Organizzando una partita di Dungeons &amp; Dragons all&#8217;interno del pollaio.<br />
68) Dicendole che ha vinto la lotteria e sventagliandole un biglietto sotto gli occhi.<br />
69) Raccontandole la favola della gallina dalle uova d&#8217;oro in modo che si ingelosisca.<br />
70) Contattando i famosi &#8220;American Dream Chicken&#8221;.<br />
71) Travestendola da Ornitorinco per un intero giorno.<br />
72) Facendole leggere questa intera lista.<br />
73) Mandandola in orbita, là, dove nessuna gallina è mai arrivata prima, e dove nessuna gallina ha mai fatto l&#8217;uovo prima.<br />
74) Aggirandomi nei suoi dintorni con sguardo truce e due strani spiedi metallici in mano&#8230;<br />
75) Comprando anche un forno a micro-onde nuovo.<br />
76) Leggendole la sua rivista scandalistica preferita.<br />
77) Chiamando un gallo-prete che unisca la gallina ed il gallo nel sacro vincolo del matrimonio finchèmortenonlisepari…<br />
78) Telefonando alla ACME e chiedendo se per caso non hanno inventato un estrattore di uova per galline.<br />
79) Spiegandole come funziona il Variocam Plus ed il sistema di doppia variazione di fase ed anticipo.<br />
80) Facendole un particolare tipo di incantesimo preso direttamente dal manuale D&amp;D 4a edizione.<br />
81) Insegnandole il &#8220;Moonwalker&#8221;.<br />
82) Attaccando la gallina al &#8220;covo&#8221; e attaccando quest&#8217;ultimo al soffitto.<br />
83) Facendole ballare un tango molto impegnativo.<br />
84) Scannerizzando la sua immagine 3d e animandola a computer.<br />
85) Facendole credere a tutti i costi di essere un gallo.<br />
86) Correndo da lei e gridando che sua sorella è stata condotta in ospedale.<br />
87) Riponendola per un po&#8217; di tempo in forno, ad una discreta temperatura.<br />
88) Chiamando il WWF che convincano semplicemente la gallina e fermino i maltrattamenti.<br />
89) Reclutando la gallina come prima pilota squadriglia caccia da combattimento.<br />
90) Regalandole come premio un abbonamento per l&#8217;opera.<br />
91) Completando un&#8217;adeguata raccolta punti.<br />
92) Parlandole in Turco e dialetto armeno.<br />
93) Sganciando una lauta ricompensa in denaro.<br />
94) Simulando il mio rapimento e richiesta di riscatto (sono fregato).<br />
95) Mettendo l&#8217;uovo nel mezzo ad una scommessa.<br />
96) Promettendole le cure di una buona ostetrica.<br />
97) Con una gentile carezzina strappalacrime sul piumaggio.<br />
98) Regalandole un mazzo di rose.<br />
99) Passandoci sopra con uno schiacciasassi.<br />
100) Parlandole 24 ore su 24 e dicendole esclusivamente scemenze.<br />
101) Imponendole una visita oculistica ed un eventuale paio di occhiali.<br />
102) Assecondando il suo desiderio di operarsi esteticamente.<br />
103) Giocando la cosiddetta sfida estrema a morra cinese.<br />
104) Convincendola a mettere la testa sottoterra per un po&#8217; a mo&#8217; di struzzo.<br />
105) Attaccandola per qualche giorno alla banderuola.<br />
106) Tagliandole le piume e procurandole un&#8217;acconciatura alla moda.<br />
107) Passandole una carta di credito&#8230;<br />
108) Tramite una misteriosa mutazione genetica.<br />
109) Affidando il suo caso ad un&#8217;agenzia matrimoniale.<br />
110) Pagando un Killer che la convinca con le buone maniere.<br />
111) Ponendola al comando dell&#8217;Ottobre Rosso.</p>
<p>Ora lo sapete.</p>
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		<title>&#8220;The world is not enough&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Aug 2009 16:03:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Avventure]]></category>
		<category><![CDATA[Engines]]></category>
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		<description><![CDATA[Chiusa la parentesi estiva (del mare rimangono solo ricordi) e quella ludica (con il post di Giovanni), aggiungo un nuovo tassello alla sequenza che avevo in mente fatta di quattro pezzi orbitanti attorno al mondo delle due ruote. Quello che segue è un pezzo al quale sono piuttosto legato per almeno due ragioni: - è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiusa la parentesi estiva (del mare rimangono solo ricordi) e quella ludica (con il post di Giovanni), aggiungo un nuovo tassello alla sequenza che avevo in mente fatta di quattro pezzi orbitanti attorno al mondo delle due ruote. <span id="more-730"></span></p>
<p>Quello che segue è un pezzo al quale sono piuttosto legato per almeno due ragioni:<br />
- è il primo pezzo che scrissi come diario di una bellissima avventura motociclistica. In pratica il prototipo del suo genere, degli articoli &#8220;narrativi&#8221; che ravvivano il mio Diario Recensivo.<br />
- la decisione di tornare in sella dopo più di 5 anni di quiete venne pian piano maturata in quella stessa esperienza e si trasformò in realtà pochi giorni dopo con l&#8217;acquisto della Suzuki che ancora mi accompagna in giro per tornanti appenninici. A mio modesto parere, non è difficile figurarsi nella lettura il crescente moto-entusiasmo, passaggio dopo passaggio&#8230;</p>
<p>&#8220;Lollo &#038; Aru: diario di viaggio di una sfolgorante giornata in moto a caccia di manga&#8221;</p>
<p>“Ushio e Tora” è certamente un gran manghetto. E’ uno di quei fumetti che, una volta iniziato, catturano la tua attenzione fino all’ultima pagine dell’ultimo numero. Insomma, se lo conosci, lo leggi, e se lo leggi, ti piace. Molto. Ma se non ce l&#8217;hai? Se non lo possiedi? E se, peggio ancora, è la fumetteria dove ti servi a non avere disponibili tutti i numeri che ti mancano? Cosa fai? Li ordini?<br />
No.<br />
Nemmeno per sogno.<br />
Troppo facile fare così. L&#8217;unico vero modo appagante a 360 gradi per venirne in possesso è quello di andarne a caccia, stanarli, ghermirli. Dove? Che domande… ha importanza dove?<br />
“Va&#8217; dove ti porta il cuore.”<br />
O magari una bella lista di fumetterie scaricata da Internet.<br />
Certo, basta decidersi, cosa nient’affatto semplice. Però alla fin fine è sufficiente una buona scusa, uno stimolo qualunque perché un progetto al di fuori di qualunque logica chilometrica prenda corpo. E una motocicletta nuova è qualcosa più di un piccolo stimolo: è una vocina che in fondo all&#8217;animo ti dice &#8220;parti, vai, viaggia, percorri, l&#8217;avventura è a portata di mano, cerca, osserva, scruta, guida, io rispetterò con osservanza i tuoi ordini&#8221;. Se poi hai deciso di vivere con nobili aspirazioni, quale la ricerca degli ultimi numeri di “Ushio e Tora” è senza dubbio, non vi sarà alcuno che potrà dire di aver meglio vissuto il tempo speso per tale viaggio.<br />
Sabato mattina. Ore 9,45. Preciso. Puntuale. Sento il rumore del bicilindrico. Apro la porta: è arrivato. &#8220;Entra un momento Lollo, dobbiamo ancora stabilire il nostro raggio di azione.&#8221; Le possibilità di compromesso tra una proficua caccia al manghetto ed un continuo saliscendi di curve e tornanti sono due e farebbero fremere di emozione qualunque motociclista con un briciolo di consapevolezza: Pontassieve, il Muraglione, Forlì. Le quattro fumetterie di Forlì. Oppure la Volterrana, Cecina, la relativa fumetteria, la costa verso Nord ed un paradiso di molteplici possibilità costellate di manga: Livorno, Pisa, Lucca, Pontedera, Empoli e che Dio si preoccupi di stenderci un tappeto rosso. Seconda possibilità: stiamo arrivando.<br />
Raccolgo le cose che probabilmente mi saranno utili. Abbigliamento, un paio di guanti, il giubbino BMW -perché è a tema e perché anche l&#8217;occhio vuole la sua parte- e qualche ammennicolo tecnologico che potrebbe sempre servire: cellulo e GPS. Il casco mi viene gentilmente offerta dalla controparte che si occuperà della guida e, dato che ha l&#8217;interfono, proprio non me la sento di rifiutare. Della serie: “a noi la NASA ci allaccia le scarpe”. In realtà la procedura per la corretta gestione dell&#8217;interfono non è proprio immediata e solo alla terza messa in atto ne sarò divenuto padrone. Vestizione a parte, l&#8217;etichetta prevede i seguenti passaggi: sale in sella il pilota, sale in sella il passeggero. Il passeggero si intasca l&#8217;interfono che –possibilmente- si è già preoccupato di connettere al proprio trasmettitore nel casco. Si posiziona. Recupera e connette il cavo del trasmettitore del casco del pilota. Accende l&#8217;interfono. Conclude la vestizione infilandosi i guanti che gli impacciavano le mani per le operazioni precedenti. Chiude la visiera. Fine.<br />
Si parte. La moto muove i primi metri. Anche la mia testa è partita, già da qualche secondo infatti le mie orecchie stanno riproducendo gli Steppenwolf, “Born to be Wild” ovviamente, mentre miei occhi visualizzano Peter Fonda e Dennis Hopper, in quello che è uno dei migliori film di sempre: “Easy Rider”. Tutto ciò senza dimenticare le parole di Romano Malaspina: “Goldrake, avanti!”<br />
Attraversiamo Firenze. Tutto bene. Si sta comodi in sella, la moto vibra un po&#8217;, soprattutto sulle pedane del passeggero, ma niente di assolutamente intollerabile. A fine serata il fisico ne accuserà di tutti i colori, tranne che per quello.<br />
Arriviamo finalmente al Galluzzo. La Volterrana ha inizio. E che inizio! Il primo tratto ci mette subito in riga: le curve sono strette e siamo decisamente in pendenza. La R1150 R non si lamenta, ma non è esattamente la bicicletta con la quale andresti a cercare proprio questo tipo di terreno. Dopo una piccola invasione di corsia comprendiamo che è il caso di andarci più tranquilli, di entrare belli larghi sulle curve e di lavorare più di gas che di ciclistica. Fortunatamente si arriva sulla vetta -per così dire- dopo pochi secondi, dopodiché la strada si fa decisamente meno tortuosa. I ritmi allora aumentano. Non cerchiamo, tuttavia, la guida sportiva, non possiamo permettercelo, non ne vale la pena: ancora troppa poca confidenza con il nuovo mezzo. La moto adesso si trova molto più a suo agio e inizia a rivelare la sua natura di macinatrice di chilometri nel misto largo. Anche noi iniziamo a divertirci nel vero senso della parola, seppur con l&#8217;aumentare della velocità diventi quasi impossibile comunicare: benché l&#8217;interfono sembri piuttosto efficiente, i fruscii aerodinamici iniziano ben presto a coprire qualunque altro rumore, compresi quelli provenienti dall&#8217;interno del casco. In quel caso basta disconnettere il cervello e mandarlo per i fatti suoi.<br />
Una curva. Quanto tempo che non viaggiavo su una moto. Ovviamente mi vanto della mia tecnica di “assecondamento” alla guida, nel senso che passeggeri in grado di rimanere così perfettamente neutri e bilanciati non se ne trovano. *Baciamano*.<br />
Due curve. Quanto tempo che non percorrevo la Volterrana, almeno tre anni, da quella volta che la macinai tutta in Liberty 50. Non è cambiato poi molto e forse è per questo che passo dopo passo riemergono alla mia memoria tutti i riferimenti presi le volte precedenti.  Grande nostalgia.<br />
Tre curve. La Volterrana è ancora in grado di offrire paesaggi di ogni genere: campi coltivati, a giallo, verde o marrone, colline nella più classica accezione toscana del termine e altre colline coperte da folto bosco e perfino qualche cava di pietra nei dintorni del paese dal quale la strada prende il nome.<br />
Quattro curve. Volterra. Mentre passiamo di lì mi rimprovero per l’ennesima di volta di non aver ancora assecondato il mio proposito di visitare la chiesetta che si staglia maestosa in cima a quell&#8217;aspro dirupo.<br />
Cinque curve. Iniziamo a preoccuparci per l&#8217;ora. Sono le 11.50. Faremo in tempo per la fumetteria di Cecina? E se chiudesse alle 12.30? Che il vento ci assista, di correre non se ne parla.<br />
A proposito del vento: benché il cielo sia coperto non fa particolarmente freddo. Non che questo ci preoccupi in realtà, vorremmo solo che non piovesse. A Firenze ricordo di essermi detto: “Il cielo avrà modo di cambiare più e più volte da qui al mare”. Ma niente, invece: al mare è uguale a Firenze e non è mai cambiato di una virgola.<br />
Cecina, arrivati. E di nuovo a cercare quale di quelle caspito di parallele sia quella che ospita la fumetteria! Possibile che riusciamo ad azzeccarla solo all&#8217;ultimo tentativo? Possibile che sia così tutte le sante e benedette volte? Ma non è che il proprietario si diverte a spostare il negozio ogni anno per puro astio nei miei confronti? Stiamo ritardando sempre più, eppure, magicamente, il negozio è ancora aperto quando finalmente arriviamo a destinazione. E quanta gente! Il locale è pieno di ragazzini invasati che giocano a Magic attorno al tavolo. Io e Lollo, una volta all’interno, ci rimbocchiamo le maniche: c&#8217;è tanto materiale da controllare ed è tutto alla rinfusa, questo significa che dovremo passare in rassegna ogni singolo albo in ogni singola scatola. Un qualunque essere umano normale avrebbe mostrato la propria mancolista al commesso chiedendo il suo aiuto, ma nel vocabolario dei sinonimi, alla voce “essere umano normale”, non troverete mai la dicitura “appassionato di manga della vecchia guardia”. Ed ecco perché il solo pensiero di dover infilare le mani nel più infrattato meandro di quegli scaffali ci riempie la testa di emozioni. Io vado a ficcanasare prima negli scaffali più in alto, ma identifico solo cose relativamente recenti e comuni. Proprio tra queste ultime Lollo compie invece il suo primo ambo: “Ushio e Tora”, alcuni numeri la cui caccia ci ha condotto fin qui, poi il numero due di “Clover”. Il tre non lo convince, è leggermente sbiadito e decide di cercarlo in altro posto: devo avergli insegnato io ad essere tanto esigente (ora si dice così) nei confronti dello stato di conservazione dei manghetti.<br />
Scaffali più in basso. Si, materiale esaurito ce n&#8217;è, ma niente che attiri la mia attenzione.<br />
Scaffali raso terra. Sono costretto ad infilare il braccio in meandri oscuri che potrebbero ospitare terribili mostri in grado di papparsi il mio arto&#8230; ma il gioco vale la candela: salta fuori un incredibile “Spriggan” numero 5, l&#8217;introvabile, il leggendario, l&#8217;ineffabile inafferrabile, il pezzo per il quale numerosi collezionisti si malmenerebbero al fine di impossessarsene. Crociate sono state indette per il recupero di cotal leggendario fumetto, uomini sono partiti e mai tornati indietro cercando di stabilire la propria padronanza su tale misterioso artefatto. Ma io lo ripongo al suo posto: e che caspito, io ce l&#8217;ho già!<br />
Continuando a spippolare salta fuori anche una serie completa di “Young”, oramai sempre più difficilmente reperibile. Comprerei il numero dieci per sostituire la mia logora copia de “Il mensile del fantastico”, se non fosse che quella è in condizioni ancora peggiori&#8230; peccato. A concludere la nostra prima incursione è un breve scambio di battute con il fumettaro (o fumettaio). Sembra che abbia occhio acuto: ci chiede se sia la prima volta che frequentiamo il suo negozio. Una cosa è certa, bardati come siamo e visto come ci siamo comportati (avete presente l&#8217;azione di rivoltare un calzino riferita ad un negozio?), in futuro non avrà più incertezze circa la nostra identità.<br />
Varchiamo, ora in uscita, la soglia della prima fumetteria ed un gorgoglìo piuttosto pronunciato ci ricorda che è ora di pranzo e che non sarebbe male mettere qualcosa sotto i denti. La successiva tappa ce la giochiamo praticamente a morra cinese: il tennis a Castiglioncello. Castiglioncello che in pochi minuti raggiungiamo in superstrada. Le curve della strada statale, infatti, non sono alla nostra altezza e dal nostro livello di eccellenza motociclistica decidiamo di snobbarle. Superstrada in BMW, quindi. La moto procede in scioltezza, i due cilindri tamburellano allegramente ed il paesaggio scorre velocemente.  Ancora una volta mi arpiono solidamente ai maniglioni della moto, ma la paura di essere catapultato via per colpa di un sobbalzo, causato magari da una giuntura birbona dell&#8217;asfalto, mi convince ad aggrapparmi al pilota. Il paesaggio continua a scorrere velocemente in lunghi tratti rettilinei. Chiudo gli occhi cercando di cogliere l&#8217;essenza del momento, straniandomi ancora una volta dagli intensi frusci aerodinamici e tentando magari di ribaltare il punto di vista: non è la moto che avanza lungo la strada, è la strada che scorre sotto la moto. In questo senso, staticità e moto uniforme hanno in effetti lo stesso valore, lo stesso impatto emotivo.<br />
Arrivati a Castiglioncello, assistiamo al miracolo della foschia. Il cielo coperto permette un&#8217;ottima visibilità sul mare e la sagoma di tutte le isole dell&#8217;arcipelago toscano si staglia esattamente davanti al nostro naso. Immagino di vedere la Corsica, ma probabilmente è solo suggestione&#8230; Parcheggiamo la grossa BMW da una parte e ci presentiamo al piccolo ristorantino nella pineta che Lollo chiama “Tennis”. Mangiamo un tranquillo pranzetto, un pasto di metà giornata che per una volta in vita mia ha davvero l&#8217;aspetto di un pranzo e non di un solitario panino. Tra un discorso e l&#8217;altro su auto, moto, anime e quant&#8217;altro, concludiamo il nostro pasto sulla scia di un&#8217;ultima idea: visto che il vento ci ha quasi portato nei rispettivi luoghi di villeggiatura estivi, decidiamo di approfittare dell&#8217;occasione e di andare a prendere un caffè direttamente a casa di Lollo, in compagnia dei suoi genitori (genitori i quali, in effetti, non vedevo da eoni!). Saluti e baci quindi. Approfittiamo della pausa caffè anche per riprogrammare l&#8217;antifurto della moto, il quale decide simpaticamente di attivarsi automaticamente, ed in maniera del tutto autonoma, ad ogni spegnimento del motore. Trattengo a stento le risa -diciamo che cerco di evitare di sdraiarmi in terra con le mani sulla pancia- alle battute del papà del mio compagno di viaggio: “Rita prepara altri due letti. Bisognerà andare a fare altra spesa&#8230;”. Eppure sembra che non ci sarà bisogno di nulla di tutto ciò: dopo alcuni tentativi a vuoto, sembra che la centralina della BMW si convinca a seguire gli ordini che le vengono impartiti e ad attivare l&#8217;allarme solo previa richiesta. Ultima operazione prima di rimetterci in moto, scegliere a quali fumetterie dare l&#8217;assalto sulla strada del ritorno. Visto che Livorno è a due passi, ci sembra quasi doveroso condurre le nostre ambascerie in tale direzione. Tuttavia, l&#8217;idea di fermarci solo ed esclusivamente in fumetterie di piena metropoli non ci entusiasma più del necessario: nelle nostre romantiche idee, le vere perle fumettistiche fanno capolino soltanto in quei minuscoli negozietti che puoi sperare di trovare solo nel più sperduto tra i paesini di campagna. Non a Lucca, non a Pisa, non a Pistoia. Si, magari a Pontedera. (Poveri illusi).<br />
Ma prima, Livorno. Percorriamo interamente strada costiera, altro spettacolo veramente affascinante. La spiaggia non c’è ma la strada è lì ed il mare proprio al di sotto. Peccato solo che il tratto sia abbastanza trafficato ma, fortunatamente, anche abbastanza breve.<br />
Livorno, dunque. Il problema è: dato un indirizzo, come si fa a trovare la locazione fisica del luogo stesso? Si fa abbastanza male in realtà, dato che nessuno di noi due conosce troppo bene la città di Livorno. Ma non siamo tipi da scoraggiarci per così poco, o almeno, non con le risorse che abbiamo nel cervello (ma soprattutto in tasca): il GPS. Lollo guida con prudenza, io con una mano mi reggo, con l&#8217;altra stringo il palmare e do indicazioni sulla strada da seguire.<br />
Ali &#038; Lollo VS Tartarughe Ninja 1:0 (?).<br />
Ovviamente non rivelerò mai in questa sede che per settare il navigatore satellitare sul corretto indirizzo ci abbiamo (leggi: ci ho) messo qualcosa come 15 minuti. DOH!<br />
Giungiamo infine al corretto indirizzo riportato sulla lista, eppure quella vetrina tutto sembra meno che l&#8217;ingresso di una fumetteria: chiusa, dove per chiusa intendo sprangata con una sorta di titanico cancello in ferro che nemmeno a Fort Knox. Di insegne nemmeno l&#8217;ombra. Di orari nemmanco. Nessun recapito, nessun riferimento, nulla. La vetrina è del tutto a specchio quindi al suo interno non si riesce a vedere. Capisco che la PAN distribuzioni magari non debba essere intesa come fumetteria nel senso tradizionale nel termine, ma a noi due poveri turisti sono sorte delle strane crisi di identità in quello strano luogo! Poco importa, ci diciamo, ci penserò l&#8217;altra fumetteria a riscattare il nostro entusiasmo. Ancora una volta guidati dal GPS, percorriamo sicuri varie stradine secondario di Livorno e, trascorsi pochi minuti, ci troviamo presso la nuova meta. Anche in questo caso il termine fumetteria può dirsi utilizzato in modo improprio: un supermercato, ma quale fumetteria?!?!<br />
La superficie coperta da questo negozio supera allegramente quella di qualunque altro locale adibito a fumetti io abbia mai visto (che è tutto dire&#8230;). La ressa è totale, anche qui orde di bambini inferociti si stanno sfidando in un torneo di carte, a suon di “Draghi di Shivan” evocati da “Yugi-Oh” (almeno credo, non sono più nel giro oramai, ho smesso con quella vita ^_^ ).<br />
Fumetti, invece, tanti. E manga. Uno scaffale lungo almeno una quindicina di metri aspetta di essere autopticizzato da noi due che oramai non abbiamo più remore a chiamarci “cacciamanga”. Una metà della lunghezza di questo immenso altare conserva ordinatamente serie manga relativamente comuni che io setaccio con attenzione ma che non mi regalano particolari momenti di suspance. Non così per il mio compagno, il quale si impadronisce di un altro “Clover” e di altri “Ushio e Tora”. Mi tuffo infine a razzolare nella seconda metà, la sinistra, dell&#8217;immenso scaffale, la quale è un vero guazzabuglio: il materiale è quasi accatastato, impilato disordinatamente e senza alcuna logica: in pratica, la mia apoteosi. Saltano fuori alcuni numeri di “RG-Veda”, ma ovviamente manca il numero 8 che vorrei sostituire alla mia collezione. C&#8217;è un sacco di materiale Granata Press, ma più ci penso più mi rendo conto che ho già razziato i veri tesori di Granata Press molto tempo addietro. Oh, un numero di Yamato! Controllo la mancolista: niente da fare, ce l&#8217;ho già. Le speranze iniziano a scemare -e dire che dopo due fumetterie sono ancora a mani vuote- quando&#8230; TADAAN!! L&#8217;occhio mi cade sull’unica cosa che non sia un manga, che da tempo volevo comprare e che, ovviamente, è più difficilmente rintracciabile del ventitreesimo numero di Nausicaa: “Terry&#8217;s Angels”, di “Mrs. scoppiata Cangini”. (Ah, la Cangini. Ah, quella volta che l&#8217;abbiamo conosciuta a Lucca. Ah, quel disegno che Tommaso conserva ancora di lei. Ah, cioè, AAHH, non ho ancora inviato quella letterina a Dynamic Italia! Ma porc&#8230;)<br />
Ma non divaghiamo: il mio compagno di avventura mi guarda in modo interrogativo.<br />
Guarda “Terry&#8217;s Angels”.<br />
Guarda me.<br />
Guarda il fumetto nelle mie mani.<br />
Guarda me.<br />
Credo che gli passi per l&#8217;anticamera del cervello di controllarmi la febbre con una mano sulla fronte quando vede che in mano stringo un albo non giapponese. Di più: la cosa lo traumatizza a tal punto che si convince a prenderne una copia anche lui. Quando si dice l&#8217;influenza… la febbre, appunto, non il condizionamento. Saldiamo alla cassa con la tessera Fidaty e ci incamminiamo verso la moto. Ricomincia di nuovo la procedura della vestizione per il viaggio, ma&#8230; panico! L&#8217;interfono in prestito a me è scomparso. Io non ce l&#8217;ho. E tu Lollo? No. Controlla nelle borse. Niente. Ringrazio vivamente che la cosa più piccola di forma contundente a portata di mano di Lollo sia un cassonetto dei rifiuti urbani. Torno all&#8217;interno della fumetteria e ricontrollo attentamente i luoghi in cui ho poggiato le mani: nulla. Chiedo al fumettaio se non abbia visto in giro una scatola per sardine di colore giallo. Mi risponde di no: strano! A quel punto non mi resta che una cosa da fare: cercare un&#8217;uscita di sicurezza non sorvegliata e rassegnarmi a tornare a Firenze facendo autostop. Fortunatamente un&#8217;ultima ispezione alla giacca rivela che in realtà ho ancora indosso la scatola gialla di sardine, la quale è andata a cacciarsi nel risvolto dell&#8217;elastico. Fiù… meglio così: non dovrò tornare a piedi.<br />
Poco dopo abbandoniamo Livorno. Lasciandola, mi rendo conto di non conoscerla per niente, nonostante così spesso sia passato da quelle parti per raggiungere il Porto e l&#8217;imbarco per la Sardegna. Lollo mi accenna all&#8217;apertura dei canali e della versione Toscana della città di Venezia, cosicché sul mio fazzoletto compare un nuovo e misterioso nodo.<br />
Ripartiamo alla volta di Pontedera seguendo la più affidabile delle bussole: il caso. Ad ogni incrocio cerchiamo di tenerci lontano dalla Fi-Pi-Li, sempre alla ricerca di curve da assecondare e di piccoli stradelli asfaltati di campagna tutti da guidare. Interpretiamo i cartelli, poiché di indicazioni per Pontedera non v&#8217;è la minima traccia. In compenso, ad ogni totem di indicazioni stradali è ben presente un cartello per Cecina, il che è strano poiché Cecina dovrebbe essere molto più piccola e lontana da Pontedera rispetto al punto in cui ci troviamo noi. Cecina 27. Cecina. 32. Cecina 34. “Non c&#8217;è modo di lasciare Cecina!” scherza Lollo. Un po&#8217; a zonzo in qua, un po&#8217; a zonzo in là decidiamo di fermarci a mettere un po&#8217; di benzina. Se uno non ha particolari orari da rispettare perdersi non è un problema: è solo una questione di tempo, anche andando a caso, prima o poi, ritroverai una strada in grado di condurti alla meta. Il problema però assume una diversa proporzione se, andando a caso, ti perdi e finisci anche la benzina. Niente di irreparabile neppure in quel caso, poichè esiste sempre un numero di assistenza BMW per farsi venire a ripescare, ma sarebbe uno smacco veramente troppo grande per noi motociclisti del Sabato Pomeriggio.<br />
Benzina fatta, ci rimettiamo in viaggio. Proseguiamo prendendo come riferimento cartelli che indichino paesi che reputiamo nelle vicinanze di Pontedera. In pratica il massimo del pressapochismo. Dopo un po’ dobbiamo infatti rassegnarci a percorrere gli ultimi dodici chilometri di strada sulla FI-PI-LI che tanto attentamente abbiamo cercato di evitare. Alla corretta uscita, imbocchiamo nuovamente la strada statale che ci conduce ancora una volta in direzione Ovest. I minuti passano, i chilometri anche. Mi viene il dubbio che stiamo percorrendo una distanza ancora maggiore degli ultimi 12 chilometri di superstrada. Sembra cioè che stiamo tornando al punto di partenza, ma la velocità è molto inferiore, quindi probabilmente mi sto ingannando, ed infatti ecco finalmente il cartello di Pontedera. Nei pressi dell&#8217;ingresso al paese accostiamo nel grande piazzale di una fabbrica oggi chiusa, un largo spiazzo adibito al parcheggio di TIR. L&#8217;intento sarebbe quello di impostare nuovamente il GPS con l&#8217;indirizzo della fumetteria e di lasciarci guidare dallo stesso. In effetti saremmo pronti a ripartire in pochi minuti, se non fosse che Lollo ricorda improvvisamente quello che gli avevo detto alla sosta precedente in merito ad un grande piazzale. Non perdo l&#8217;occasione: con un po&#8217; di timore reverenziale salgo in sella e, con tutta la cautela che sono in grado di porre, verticalizzo l&#8217;oggetto sulle due ruote, faccio salire la stampella, giro la chiave, aspetto che il sensore dell&#8217;ABS s’inserisca, controllo che l&#8217;allarme decida di non fare brutti scherzi e premo finalmente il pulsante di accensione. Il double spark prende vita immediatamente.<br />
“E ora è cosa tra me e te, mia cara”.<br />
Un po&#8217; di gas, via la frizione e la grossa BMW percorre i suoi primi metri nelle mie e nelle mie sole mani. Fino a qui nessun problema. Per impostare la prima timida curva tolgo un po&#8217; di gas. Nonostante il bicilindrico sia in grado di girare anche così in basso, e nonostante si senta che c&#8217;è coppia per riprendere anche da questi regimi, la moto ha un leggero sobbalzo nella prima corsa della manopola. Dovrei lavorare di frizione, ma ho troppa poca confidenza per queste sofisticherie con un acceleratore ed una frizione a me completamente sconosciuti. Appena mi sono posto nuovamente in linea retta apro il gas con un po&#8217; più di disinvoltura. A metà strada inserisco la seconda. E non ho pensato per un secondo di farlo né per un mezzo secondo a come farlo! E&#8217; venuto tutto da solo e si è trattato di una cambiata pressoché da manuale (Oh yeah)! Insisto con il gas sulla seconda: inutile nasconderlo, se l&#8217;utente non è abituato alle accelerazioni missilistiche di un GSX-R 1300 la R1150 R di Lollo sembra un fulmine. E probabilmente lo è. Nella mia scala delle emozioni questo è un altro passo verso la “Mano di Dio”. Anche fino a qui nessun problema. Fine del rettilineo, freno. Agisco sia con la mano che con il piede e, nonostante ci vada molto leggero sempre per un discorso di prudenza, mi stupisco di quanta potenza decelerante sia a disposizione dell&#8217;utente. La moto si arresta in pochi metri e finalmente l&#8217;avvertimento “non procedere mai a motore spento perché il dispositivo di ausilio alla frenata non è attivo” acquisisce senso compiuto. Curva, inversione di marcia. Ecco, qui la moto mette in mostra la sua vera personalità. Mi rendo effettivamente conto che i semimanubri sono molto più avanti di quanto mi aspettassi e rispetto al mio standard. In questa curva stretta la moto non ne vuole sapere di andare giù, pur con un filo di gas, è invece lo sterzo che si torce fisicamente lungo il proprio asse e che permette alla moto il cambiamento di traiettoria. Una sorta di effetto automobile.<br />
Faccio un altro giro per confermare quanto riportato poche righe più in alto ed infine il mio senso del dovere riconsegna la motocicletta, con me a bordo, al suo legittimo proprietario.<br />
Senso del dovere Vs “piglia la moto e scappa“ 1:0: ho sempre pensato di essere troppo onesto.<br />
Scendo dalla BMW pensando “se non ho avuto alcun problema nemmeno con questa moto potrei anche andare a comprare una R1”. E&#8217; vero, nessun problema, nessun particolare impaccio, nessuna particolare esitazione: un panorama fatto di grosse cilindrate mi si spalanca davanti agli occhi.<br />
“Adesso sì che si ride…”.<br />
Pontedera. Il navigatore ci guida sicuro alla nostra prima metà, ma un locale del tutto sgombro ed un eloquente cartello “affittasi” al numero 184 ci mostrano abbastanza chiaramente che la lista scaricata da Internet, questa volta, ha proprio toppato e forse, anzi, probabilmente, per pochi soli giorni. Fortunatamente c&#8217;è una seconda possibilità. Una rotonda non segnalata nella cartografia del Navigon confonde tutti i suggerimenti in merito alle successive direzioni da prendere e ci intorta in varie stradelle secondarie della piccola città, ma due accidenti ed un soft reset al palmare rimettono tutte le cose a posto. Due o tre curve a destra, un paio a sinistra, una rotonda e arriviamo quasi davanti alla vetrina dell&#8217;altra fumetteria. “Al Fumetto 3”. 3? Perché 3? Boh! Davanti a questa nuova vetrina ci attende tuttavia un nuovo sussulto. Anche qui i locali sono sgombri ed apparentemente abbandonati. Delusione. Ed oltre al danno la beffa: un grande cartoncino bristol riporta la scritta “dov&#8217;è finita la fumetteria?” MAVVAFF…!! Fortunatamente una lettura più approfondita di quel messaggio rivela che la fumetteria si è da poco trasferita a due passi da lì. Complice un ragazzo autoctono del luogo con il nostro stesso obiettivo, non abbiamo problemi a trovare la nuova direzione da percorrere e la nuova base ove si trova stanziata la fumetteria. Entriamo con tutto il nostro orgoglio di navigati cacciamanga e ci precipitiamo verso gli scaffali dei tesori. Il locale è abbastanza ampio e piuttosto regolare. Nella parte di sinistra della stanza scaffali la cui altezza raggiunge solo la metà dell&#8217;ambiente conservano un vasto esercito di manghetti, sulla sinistra mobili analoghi ai precedenti custodiscono le varie truppe di Warhammer. Al centro della stanza due grandi tavoli sono adibiti all&#8217;esposizione rinfusa dei nuovi titoli manga in uscita e alla messa in pratica delle grandi campagne guerrafondaie dei giochi di miniature. Per il resto, la stanza è del tutto spoglia, ordinata, moderna, ma fin troppo essenziale. Anche qui c&#8217;è molta gente, e diversi individui si accalcano in un altro piccolo stanzino confinante, probabilmente impegnati nell&#8217;ennesimo torneo di carte della giornata. Ma noi non abbiamo perso tempo e siamo già con le mani a frugare tra gli scaffali. Gli albi sono tutti in ottime condizioni, ordinati ed impilati con precisione maniacale. Qua e là emerge qualche volumetto con una solida bustina in plastica posta a protezione del cimelio custodito. Guarda caso sono tutti albi esauriti: “Cattivo segnale, qui parte l&#8217;esborso impegnativo, questo non lo facciamo fesso”. Detto fatto, ancora un po&#8217; di scartabellio e le mie mani incrociano una serie quasi completa di “Cortili del Cuore”. Requiem dei Cyborg, squillo di trombe! Afferro con bramosia il numero 6 ed il numero 11 per poi accorgermi che manca il numero 2, l&#8217;ultimo per concludere la mia serie e proprio il primo che avrei voluto trovare per andare avanti un altro po&#8217; nella lettura. E va bene, questo mi spingerà ad organizzare una nuova caccia al manghetto. Gli albetti sono in condizioni perfette e questo giustifica in parte la sonora spesa di ben 5 euro per ciascuno dei due numeri che sono in procinto di acquistare. C&#8217;è anche altro materiale interessante, tipo una completa di “Paradise Kiss”, ma la vista del prezzo del primo numero mi fa desistere: 13 euro sono un vero furto e stavolta non c&#8217;è stato di conservazione che tenga! Anche il mio collega fa un sonoro passo in avanti nella sua ricerca: trova tutti gli ultimi numeri di “Ushio e Tora” che gli mancano tranne -e doveva essere destino, per non dire una mia iettatura- il numero 20, anche nel suo caso il più basso di cui avesse bisogno per proseguire nella lettura. Oh, bé, questo significa solo che anche lui non si tirerà mai indietro ad una nuova caccia manga, tantopiù che parlando con il cassiere e con l&#8217;autoctono precedentemente conosciuto, comprendiamo finalmente la ragione per cui questo negozio porti il nome “Al Fumetto 3”: pare infatti che la fumetteria in cui ci troviamo sia la terza filiale di una catena di tre negozi sparsi per la pianura circostante. “Al Fumetto” filiale 1, in particolar modo, sembra risiedere ad Empoli. Strano che l&#8217;indirizzo di quest&#8217;ultima non fosse riportato nella nostra lista! In effetti, più e più volte nel corso della pausa caffè ci era sembrato sospetto che nella ridente Empoli non potesse esserci una fumetteria ove fermarci per un&#8217;ultima tappa lungo la strada del ritorno. Guardiamo l&#8217;orologio e, ahinoi, ci rendiamo conto che è comunque troppo tardi e che anche volendo inserire questa sosta dell&#8217;ultimo minuto nelle pergamene, non faremmo in tempo.<br />
Ore 18,50. Paghiamo i nostri acquisiti e chiediamo di fornirci l&#8217;indirizzo della fumetteria di Empoli per una futura incursione. Benché gentile e disponibile il commesso sembra non conoscerlo, comunque ci lascia un numero di telefono per informarci di persona. Tra una chiacchiera e l&#8217;altra emerge il fatto che siamo di Firenze ed in effetti ci guardano con ammirazione, anche se nel tono della loro voce emerge un&#8217;ombra di canzonatura. “Sciocchi mortali”. Porgiamo i nostri cordiali saluti e ci incamminiamo nuovamente verso la moto. E&#8217; sufficientemente tardi se consideriamo che avremmo dovuto fare rientro a casa verso metà pomeriggio. Anche il tempo sembra peggiorare e qualche leggera goccia di pioggia ci ha già investito. Fortunatamente il tutto non si risolverà mai in un vero e proprio acquazzone. Mentre io sto alfine acquisendo consapevolezza della mia stanchezza fisica, il mio autista, con la sua tempra d&#8217;acciaio, sta già prendendo accordi con amici vari per la cena e per il dopo cena. Personalmente, se sarò in grado di materializzare il mio progetto di scrivere un diario di viaggio semiserio della giornata, mi sentirò più che contento. Per concludere il viaggio in modo soft, sacrifichiamo alla nostra fatica la strada del rientro ed ancora una volta ci buttiamo sulla Fi-Pi-Li. Questa volta il ritmo è inferiore alla nostra precedente media perché l&#8217;asfalto è veramente dissestato in molteplici punti. In un’occasione ricordo di aver percepito il mio fondoschiena decollare (letteralmente) rispetto al piano della sella. Meno male che avevo saggiamente deciso di avvinghiarmi al pilota invece che affidarmi esclusivamente ai maniglioni posteriori. L&#8217;eventualità del decollo avrebbe sicuramente costretto ad una nuova e lunga deviazione a Pisa per il recupero del passeggero, causa ribaltamento ed ingresso nella mangosfera dello stesso.<br />
La strada continua e in un paio di occasioni intercetto lo sguardo incuriosito di bambini che letteralmente si appiccicano al finestrino della macchina che abbiamo in sorpasso e ai quali sembriamo probabilmente venuti da un altro pianeta. A questo punto si prospettano due possibilità nel futuro di questi giovani individui: il blocco della crescita oppure una sfolgorante carriere motociclistica. Ovviamente il mio augurio è per la seconda alternativa&#8230;<br />
Ancora pochi chilometri e siamo infine a Firenze. Ancor meno ed ecco che il cerchio si chiude: siamo nuovamente a casa mia. Scendo dalla moto piuttosto indolenzito e recupero i miei tre tesori. Il contachilometri rivela una cifra piuttosto significativa: 301 km. Ma niente può contrastare la mia convinzione che ne sia valsa la pena sotto tutti gli aspetti possibili ed immaginabili. Ringrazio il mio collega per la straordinaria giornata ed un sua frase mi fa comprendere che si è divertito non una virgola meno di quanto sia stato per me: “io Martedì mattina sarei libero, che ne diresti di fare un salto al BMW Motorrad?”. Si riferisce alla concessionaria BMW moto di Via di Novoli. Questo slancio si riaggancia ad una partentesi che io ho aperto a pranzo: “sai che nelle prossime due settimane io non farò altro che cercare un modo per comprare io stesso una moto?”. Lo sa, lo sa, ed il malefico si diverte anche a stuzzicarmi. Ma che razza di compagni di avventura&#8230; Ci salutiamo con il proposito di sentirci Lunedì per un giro. Già, e alla fine siamo passati da una non ben precisata visita al BMW Motorrad ad un giro per le molteplici concessionarie vicine. E dicono che chi si accontenta gode&#8230; perdenti!<br />
Nel corso della sera di Sabato a me non rimane altro che rimirare i miei acquisti ed accendere il computer con l&#8217;intenzione di portare avanti il piccolo progetto di cui dovrei aver già fatto cenno. Quando arrivo a fine sono le tre di Domenica pomeriggio e penso: &#8220;quasi quasi i miei “Ushio e Tora li cestino tutti quanti&#8221;.</p>
<p>P.S.<br />
CBR 600 F 4.700 euro… troppo<br />
CBR 600 F 5.500 euro… troppo<br />
FZ6 4.200 euro… troppo<br />
FZ6 3.800 euro… troppo<br />
SV 650 S 3.500 euro…<br />
SV 650 S 2.500 euro…<br />
Mmh&#8230;</p>
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